2025: L’anno in cui l’AI è diventata agentica (e cosa significa per il 2026)

Quando ti ritrovi a fare la stessa cosa per la centesima volta, c’è sempre quel momento in cui ti fermi e pensi: “Deve esserci un modo migliore“. Non è solo una questione di efficienza. È una questione esistenziale. Perché sprechiamo tempo prezioso a ripetere meccanicamente task che non aggiungono valore?

Questa domanda me la sono portata dietro per anni. E nel 2025, finalmente, abbiamo iniziato a vedere delle risposte concrete.

Ricordo ancora le prime demo di BotMasterAI: la gente annuiva, sembrava interessata, ma in fondo pensavano “sì, vabbè, un altro strumento”. Poi arrivava il momento in cui vedevano Doc-PRO processare automaticamente un batch di 500 fatture diverse, estrarre tutti i dati rilevanti e segnalare anomalie, tutto senza template, in meno di 2 minuti. Lì cambiava tutto. “Ma questo lo possiamo usare davvero?”.

Il 2025 è stato l’anno in cui quella domanda ha avuto risposta. Ma per arrivarci abbiamo dovuto capire una cosa fondamentale: il vero salto non era tecnologico. Era culturale. Dovevamo smettere di vendere “innovazione” e iniziare a vendere “problemi risolti”.

Il momento in cui “Gen AI” è diventato “Agentic AI” (e perché cambia tutto)

C’è stato un momento preciso, quest’anno, in cui mi sono reso conto che qualcosa di grosso stava succedendo. Non stavamo più parlando di “intelligenza artificiale” nelle call con i clienti. Stavamo parlando di “agenti” e “sistemi di agenti” (quelli che, se avete letto questo blog, avrete sentito nominare come MAS). Sistemi che non aspettano che tu gli chieda qualcosa, ma che prendono iniziativa dentro i tuoi processi. E non era solo semantica: era un cambio di paradigma nel modo di pensare l’automazione.

All’inizio dell’anno, le telefonate erano tutte uguali. “Volevo capire come la tecnologia può aiutarci.” Da dove partiamo? “Boh, magari qualcosa per automatizzare?”. E lì partiva la scoperta E lì partiva la scoperta: montagne di documenti da processare manualmente, uno per uno. Pagamenti che richiedevano verifiche su Excel con 3.000 righe. Aggiornamenti di stato che nessuno riusciva a tracciare. Problemi veri, che bruciavano tempo ed energie.

Gli agenti servono a questo. Non a scrivere e-mail migliori (quello lo fa già ChatGPT). Ma a gestire processi interi. Doc-PRO che analizza pile di contratti e ti dice “questo documento ha una clausola anomala rispetto agli altri”. Pay-PRO che incrocia fatture e movimenti in tempo reale e ti becca quella discrepanza di 450 euro che nessuno avrebbe trovato.

Questi sono sistemi che prendono iniziativa, lavorano autonomamente dentro perimetri chiari, e fanno cose che prima richiedevano ore di lavoro umano noioso.

“Ma quindi l’AI sostituisce le persone?” No, se la progetti bene

Questa domanda me la fanno almeno tre volte a settimana. E ogni volta rispondo la stessa cosa: dipende da come progetti l’AI. Noi abbiamo scelto la strada dell’amplificazione, non della sostituzione. E non per buonismo, ma perché funziona meglio.

Tutti i nostri agenti sono progettati con un principio chiaro: human in the loop by design. Questo significa che la tecnologia fa il lavoro pesante, ossia processa, estrae, verifica, segnala, ma le decisioni importanti le prendono sempre le persone. Doc-PRO ti dice “questi tre documenti hanno anomalie”, ma sei tu a decidere come gestirle. Pay-PRO ti segnala la discrepanza, ma la validazione finale è tua. Non sostituiamo il giudizio umano, lo liberiamo dalla fatica di cercare l’ago nel pagliaio.

Il punto è questo: le persone devono fare quello che solo le persone sanno fare. Tutto il resto – il noioso, ripetitivo, time-consuming – lascialo fare a un agente. Il tuo back-office deve occuparsi di casi complessi ed eccezioni, non processare manualmente centinaia di documenti identici. Il tuo team deve verificare anomalie e prendere decisioni strategiche, non copiare dati da un documento all’altro.

Le aziende che l’hanno capita hanno visto risultati che vanno oltre l’efficienza. Hanno visto migliorare il morale dei team. Perché liberare le persone da task ripetitivi significa restituire loro la possibilità di fare un lavoro che ha senso, che crea valore, che li fa alzare la mattina con voglia di lavorare.

E questo, per me, vale più di qualsiasi metrica di produttività.

Com’è andato il 2025? Meglio di quanto avremmo mai sperato

Quest’anno è stato folle, nel senso buono. Abbiamo visto BotMasterAI crescere e venire adottato da aziende che ammiriamo. Doc-PRO, il nostro agente di document processing, è diventato una specie di best seller silenzioso: aziende che gestiscono montagne di documenti (bollette, contratti, fatture) finalmente possono farlo senza creare template per ogni singola tipologia. L’approccio template-free e self-learning ha fatto sì che i clienti partissero operativi in giorni, non mesi.

E poi c’è tutta la famiglia di agenti lanciata quest’anno: tra gli altri Claims- PRO, costruito per gestire rimborsi di viaggio, Sales-PRO che lavora sulle lead mentre i commerciali chiudono trattative, Care-PRO che gestisce supporto mantenendo il tocco umano. Ogni volta siamo partiti da un problema reale, non da “abbiamo questa tecnologia, dove la mettiamo?”.

La cosa che mi rende più orgoglioso non è solo la crescita di fatturato. È che ogni cliente dopo due mesi ci chiama per chiederci “ma possiamo usarlo anche per quest’altro processo?”. Quello significa che funziona davvero.

E poi c’è una cosa che mi ha colpito più di qualsiasi metrica: la foto del pranzo di Natale. Eravamo tantissimi (se non l’avete vista sul mio profilo LinkedIn, recuperatela qui). Quando l’ho scattata mi sono fermato un attimo a guardare tutti quei volti. Un anno fa eravamo la metà. Due anni fa stavamo in una stanza. Ora vedo un team affiatato e in crescita. Persone che hanno scelto di essere qui non per stabilità o stipendio, ma perché credono in quello che stiamo costruendo.

E questo, per me, è il vero risultato del 2025. Non i numeri, non i contratti. È quella foto. È sapere che tutto questo non l’abbiamo costruito da soli, ma insieme a questo team pazzesco che ogni giorno sceglie di fare questo lavoro con noi.

2026: andiamo in Francia (e poi vedremo)

Parliamo del futuro. La priorità numero uno per il 2026 è l’espansione internazionale, e abbiamo deciso di partire dalla Francia. Perché? Primo, il mercato francese affronta le stesse sfide: PMI e grandi aziende che combattono contro processi manuali e bisogno di scalare senza assumere 50 persone. Secondo, i francesi hanno una cultura digitale forte e tanta curiosità verso l’AI.

Stiamo anche guardando a settori nuovi: healthcare, legal, logistics. Ognuno ha pain point specifici risolvibili con agenti specializzati, e il nostro modello ci permette di adattarci rapidamente.

Ma l’altra parte della vision, quella che mi entusiasma ancora di più, riguarda il prodotto. Vogliamo che BotMasterAI diventi la piattaforma per implementare AI agentica senza essere data scientist. API più potenti, integrazioni native con ERP e CRM, dashboard trasparenti, e soprattutto la possibilità per le aziende di addestrare agenti custom. No-code, low-code, o full-code.

La mia convinzione è che il 2026 sarà l’anno in cui l’AI agentica passa da “roba per innovatori pazzi” a “se non ce l’hai sei indietro”. E noi vogliamo guidare quella transizione.

Quello che ho capito quest’anno

C’è una cosa che ho imparato nel 2025, e la dico senza filtri: la tecnologia è solo metà della storia. Puoi avere i modelli più avanzati del mondo, l’infrastruttura più scalabile, il deployment più smooth, ma se le persone che dovrebbero usarla non ci credono, non cambia niente.

Ogni volta che vedo un team che usa Doc-PRO e riesce a rispettare scadenze che prima erano impossibili, o un controller che scopre un’anomalia grazie a Pay-PRO prima che diventi un problema, capisco che non stiamo solo vendendo software. Stiamo cambiando il modo in cui la gente lavora. E non in modo distopico, con robot che rubano lavori. In modo liberatorio: togli la fatica inutile, lascia lo spazio per pensare, per essere creativi, per fare differenza vera.

Questo è il futuro che vogliamo costruire: un futuro in cui la fatica non è sinonimo di valore, in cui ripetere cose mille volte non è necessario per essere precisi, in cui scalare non significa per forza assumere 50 persone ma liberare quelle che hai per fare cose più rilevanti.

Il 2025 ci ha dimostrato che questa non è utopia. È pragmatismo, è misurabile, è replicabile. Il 2026 sarà l’anno in cui la portiamo oltre i confini, oltre i settori che conosciamo, oltre le aspettative di chi ancora pensa che l’AI sia “il chatbot che risponde sul sito”.

Perché non lo è. È come lavoriamo. E se lo facciamo bene, è anche come vogliamo lavorare.

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